LAGHETTO PIANTE PALUSTRI AUTOCTONE

Parto dall’inizio: da una vita “sguazzo” in pozzanghere, fossi, laghi, fiumi ecc., continuando a rimanere ipnotizzato da quello che succede tra le forme di vita che occupano queste aree umide. Creare un lago (ho sempre pescato in vita mia) è sempre stato un sogno, solo un sogno destinato a restare tale. La mia attività di osservazione di un ambiente acquatico “domestico” però da una decina di anni ha avuto modesto sfogo grazie ad acquari vari, poi la voglia di “aggeggiare”, creare, allestire qualcosa di più completo ed il più autosufficiente possibile, mi ha portato un paio di anni fa a progettare una vasca in vetro da 500 litri circa dedicata ad un biotopo sud americano ben preciso, la simulazione del tratto medio-alto del Rio Ucayali, in Perù; ore e ore e ore ed ancora ore a spulciare il web, i forum, siti ed articoli per progettare tutto al meglio, altre ore a cercare vasche usate, viaggi in macchina per vederle, preventivi per vetri da assemblare da solo, “esperimenti” sulla mia “vaschetta” ecc.. Poi lo scorso anno avevo lasciato fuori tutto l’inverno la piscina in PVC, “ereditata” da un amico un bel po’ di tempo fa, acqua bella verde ed in primavera si era riempita di notonette e gerridi, la “smantellai” in Giugno e non c’era nemmeno una larva di zanzara.

1. La piscina (5 metri di diametro) veniva veramente usata poco, molta manutenzione ugualmente.

2. Creare il “vascone” in casa richiedeva spese iniziali più o meno come il laghetto, con la differenza che per il laghetto (senza pesci e filtro) spese non ce ne sarebbero state più, manutenzione “da aiuola”.

1+2=3. Faccio il laghetto.

Riparte la sessione “autodidattica” che mi porta in autunno 2012, ma ormai aspetto la primavera.

Tutto organizzato alla perfezione, con i miei soliti immancabili maniacali progetti in scala su carta millimetrata:

Pianificazione vasche dedicate a specifiche piante:

Primo giorno, metà aprile, di sabato arriva il “ruspista” per smontare la rocciata di tenuta per il ciglio sul confine, posare tubazione di scarico del piazzale, dove ho anche collegato il troppo pieno del laghetto (totalmente inutile), e lo scarico preventivo per un eventuale uso di filtro esterno nel caso un giorno volessi inserire dei pesci, posa rocce lungo il perimetro opposto al ciglio, abbozzo forma dell’invaso.

Il mattino sistemo le ultime cose:

Smontaggio rocciata ed eradicazione piante:

Dopo aver posizionato le tubazioni e sistemato il perimetro (voglio sottolineare “con molta fatica da parte mia” in quanto volevo finire in fretta per contenere le spese), viene data forma all’invaso:

La mattina dopo la situazione era questa, con troppo pieno a sinistra e tubo di scarico sul fondo:

Il sabato successivo sposto il troppo pieno verso l’interno dell’invaso, regolarizzo il più possibile il tutto per non avere sprechi di cemento ed ottenere uno spessore più regolare possibile, monto il dreno di fondo e piazzo meticolosamente la rete da armature in metallo con maglia da 10×10 cm:

Il troppo pieno:

Il dreno di fondo:

Calcolo dove creare successivamente le vasche dedicate alle singole specie (anche se sicuramente tenderanno tutte a “fuggire”), per piegare alcuni segmenti di armatura che serviranno a fissarle (le vasche):

Si parte!!!! Dopo lunghe giornate ansiose per la fatidica “gettata” di cemento, ci siamo; alla fine l’ho presa con filosofia, se regge l’acqua bene, sennò si vedrà che fare (spessore da 8 cm di cemento e ghiaia più una seconda immediata gettata da 2 cm di cemento e sabbia):

Fatto! In sei ore, grazie all’aiuto preziosissimo dei miei familiari tutti, col sole cocente fuori stagione che asciugava il cemento troppo velocemente, ce l’abbiamo fatta (le “bandierine” erano per evidenziare i ferri da lasciare scoperti):

Data la rapida reazione del cemento a causa della temperatura elevata ho iniziato a riempire immediatamente per scongiurare fessurazioni (foto del mattino successivo):

Bene (si fa per dire), la vasca perde 50-60 litri l’ora, continuo a tenerla piena rabboccando due volte al giorno grazie alle riserve di acqua piovana, per scongiurare altre eventuali fessurazioni (sempre che di questo si tratti). Paranoia totale, nella disperata ricerca di pareri favorevoli, tutti gli interpellati mi dicono che quasi sicuramente dipende dallo scarico, in quanto incollare il PVC non è banale e se i pezzi vengono montati al contrario ancora peggio (sono stato costretto per la conformazione del dreno e l’assenza di alloggiamenti sul tubo). Qualche giorno dopo, demoralizzato al massimo, non stando nella pelle, ho rapidamente svuotato quasi tutto con una potente pompa ad immersione (10 min. ca.), e mettendo un foglio di giornale davanti allo scarico ho potuto constatare che veniva lentissimamente aspirato sebbene la valvola a sfera esterna fosse chiusa e non perdesse nemmeno una goccia. Subito di nuovo riempito; la perdita dopo questa operazione è diminuita di molto, probabilmente svuotando, lo sporco immesso dalla cisterna dell’acqua piovana si è raccolto sul fondo, andando poi ad otturare parzialmente la via di fuga dell’acqua. Felice, ma non troppo convinto, programmo la chiusura dello scarico in vasca, con un sottile strato di cemento, operazione effettuata il fine settimana successivo, quando ormai la gettata di fondo sarebbe stata “al sicuro” da fessurazioni e avrei potuto tenere a secco quanto volevo, approfittandone per creare le vasche per le piante, anch’esse in cemento ma armate con rete più sottile, inizialmente sorrette da stoffa imbevuta di acqua e cemento fatta seccare sulla rete stessa e tolta non appena la struttura era solida.

La rete con stoffa imbevuta di cemento liquido:

Dopo aver terminato le vasche ho riempito di nuovo (perdita acqua pari a 0,00000000 litri l’ora), inserisco una foto dall’alto, nella quale ho scritto i nomi delle piante dove avrei voluto posizionarle:

La settimana successiva ho svuotato di nuovo e riempito tutto con argilla mista a sabbia (qui ho fuso a carriola, le braccia e la pala), lasciando 10 cm per uno strato superficiale di ghiaia, per facilitare i lavori di manutenzione; avrei preferito ghiaia più scura, ma ormai avevo quella, col tempo si sporcherà piacevolmente, anche se per osservare piccoli insetti mi pare meglio chiara; non mi piace, sembra una bio piscina. La vasca in alto a sinistra sarà dedicata alla torbiera, isolata dal cemento e dal laghetto stesso onde evitare sbalzi di PH, durezza ecc.:

Il sabato successivo, 4 Maggio, sono stato in vivaio a prendere le prime piante e le ho messe a dimora, riempiendo definitivamente. Sommariamente: ninfea bianca, nannufero, ceratofillo, brasca crespata, osmunda regalis, felce palustre, trifoglio fibrino, ninfoide peltata, chara, nontiscordardimé delle paludi, salvinia natans (che in realtà è auricolata e la toglierò nei prossimi giorni), sarello, sagittaria, typha, menta palustre, equiseto palustre ed infine ranuncolo acquatico. Ecco la foto, sembra un piazzale allagato con qualche erbaccia:

Il 20 Giugno ho inserito salcerella, mestolaccia, iris palustre e morso di rana, più qualche tronco logoro che tenevo a bagno i un bidone da un paio di anni per l’acquario; i ranuncoli non ci sono più… :

Particolare della zona torbiera lo stesso giorno:

Successivamente ho inserito altre piccole piante: utricolaria e ludwigia nel laghetto, drosera e sfagno nella torbiera. L’ambiente ancora è spoglio, alcune piante “non le ho trovate”, altre stentano, molte stanno esplodendo in questi giorni come non avrei mai immaginato, manca un ramo morto che getta le fronde in acqua, la ghiaia inizia appena a scurirsi ma solo nella parte sommersa, l’acqua è troppo limpida, però consente di identificare minuscoli insetti anche sul fondo (circa 90 cm). Alla fine mi sento molto soddisfatto, del resto so che ci vuole tempo e che presto il problema sarà inverso, cioè riuscire a contenere le piante che già “scappano”.

Chiudo con una foto di questa sera, 11 Luglio, una brutta foto che ritrae una fioritura “asciutta”, una galleggiante, una palustre (anche se si vede poco), la torbiera e una fioritura fuori vasca. Aggiornerò l’articolo appena ci saranno un po’ di novità di rilievo. Grazie per l’attenzione.

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