LUOGHI COMUNI

… nel vero senso della parola.

Spesso ignoriamo cosa ci circonda ogni giorno, sottovalutiamo a livello naturalistico i luoghi che abbiamo sempre frequentato, ma non appena li visitiamo con un approccio più attento scopriamo mondi nascosti, meravigliosi. L’essenza della macro fotografia secondo me è proprio questa; da quando mi sono appassionato trovo spunti ovunque, scovando meravigliose creature, a volte rare, spesso in serio pericolo.

Sommariamente vorrei spiegare le foto di soggetti con sfondo bianco: si tratta di un progetto nato negli USA, che tende a valorizzare le singole specie isolandole da qualsiasi altro elemento ambientale, mostrando al meglio le loro caratteristiche, un progetto dedito alla conservazione della biodiversità, dal nome “Meet You Neighbours”, alla lettera “incontra i tuoi vicini”.

Un paio di anni fa’ “scoprii” una piccola, caratteristica falena che abita i nostri boschi, l’Alabonia geoffrella, fotografata da me per la prima volta durante un’escursione organizzata dall’Ecoistituto delle Cerbaie; successivamente mi sono appassionato a questo modo (su sfondo bianco) di mostrare i vari soggetti, alcuni scatti li avevo già presentati negli articoli PASQUETTA 2013, LATHRAEA CLANDESTINA E OPHRYS SPHEGODES e INVERNO: MACRO “A TAVOLINO”. Unendo la tecnica a questo minuscolo lepidottero mi ero prefissato di fare qualche foto che lo valorizzasse, anche se non mi sono per niente soddisfatto, per il fatto che non ho ottenuto uno sfondo omogeneo, pasticciando successivamente in post produzione.

Inserisco qualche scatto della mattinata, altre foto nel mio web album su Picasa.

Alabonia geoffrella

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OSPITI PIANTE CARNIVORE

Avevo ormai troppo bisogno di un post fotografico, così mi sono deciso ad affrontare un argomento che ultimamente mi si è presentato più volte costringendomi a fare foto, a volte anche carine.

Inizio con una delle prime foto alle mie amate, nell’autunno 2012: mosca intrappolata da Drosera filiformis red.

Panico, nello stesso periodo notai un viavai di minuscoli acari bianchi sugli ascidi delle Sarracenia, per poi sapere che in realtà (altro…)

“TWO HALVES” (“DUE META'”, PANCA IN CIPRESSO)

Se vi cade un albero in giardino non lo buttate, non lo spezzate troppo, lasciatelo in tronchi più grandi possibile, col tempo troverete la giusta ispirazione.

E’ quello che ho fatto io: due anni fa, in seguito a lavori di cantiere da parte del confinante, è caduto un (mio) grosso cipresso; prima di tutto, cosa di maggiore importanza, non c’è rimasto niente e nessuno sotto, mi ha “solo” rotto uno dei quattro rami principali dell’olivo, ma ne sta crescendo un altro. Sgomberata l’area e passata l’inc… rabbiatura, con molta fatica ho sistemato i tre grossi tronchi lineari (circa 2.20 m l’uno) al coperto e all’ombra, a tempo indeterminato.

Una panca era la cosa più semplice, bella, utile da costruire, utilizzando solo il pezzo più grosso, semplicemente diviso longitudinalmente ed appoggiato su spallette in muratura. Per iniziare ho portato in segheria il tronco, infatti dopo aver rifiutato proposte di lavori spartani, tipo a motosega, ho deciso di fare un lavoro come si deve, approfittando dell’esistenza di seghe “a carrello”; successivamente ho tolto la corteccia (utilizzata per qualche mese di accensione caminetto), pulito bene la superficie, posizionato provvisoriamente le due metà cercando giusta altezza ed inclinazione, per poi costruirci uno spartano telaio in metallo al di sotto. Ho rischiato più volte di schiacciarmi un piede o due con i grossi componenti sempre in bilico, ma una volta fissato il telaio il più era fatto, poi ho verniciato il legno, riposizionato sul telaio, rivestito quest’ultimo con mattoni, cemento e sassi di fiume a vista, “dando aria sotto” grazie a mezze vecchie mezzane e cercando di dare un movimento “fluido” alle rocce (recuperate dalle macerie portate al cantiere adiacente).

Purtroppo anche per questa opera non ho foto della realizzazione, inserisco quelle del lavoro finito. Con altri due tronchi invece… alla prossima puntata 🙂

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BOULDER INCLINABILE

Qualche anno fa ero abbastanza attivo riguardo ad “attività montane”, tra le quali speleologia, torrentismo e arrampicata, inoltre frequentavo spesso una palestra attrezzata in zona; unendo la passione per la roccia a quella per il “fai da te” decisi di costruirmi una parete inclinabile da allenamento, anche se poi alla fine l’avrò usata quattro o cinque volte, infatti fu più la voglia di realizzarla che la necesstà di per sé.
Nell’Aprile 2009 mi decisi a farmi un regalo di compleano particolare, progettando questo attrezzo nei minimi dettagli, facendo ricerche sui materiali e cercando altre realizzazioni sul web. Poi l’azione: due basi in cemento, telaio in tubolare di ferro completamente imbullonato, senza saldature, pannelli di multistrato che avrei potuto lasciare “a legno”, ma volli fare di più cercando di dare una ruvidità ed un colore più naturali, fallendo, grazie ad una resina di scarsa qualità almeno per le mie necessità.
La superficie misura 2,40 m di larghezza e 3,60 di altezza, con pendenza regolabile da 90° a 180°, 350 fori già attrezzati con ragni (inserti filettati per avvitare le prese), più di 50 prese in resina artigianali sempre autoprodotte prevalentemente di piccole dimensioni, 8 piastrine su due verticali per simulare “moschettonaggio” e possibilità di fare autosicura con corda o farsi assistere da un compagno, winch per regolare la pendenza tramite due cavi d’acciaio da 500kg l’uno, due cavi di sicurezza da 1000 kg l’uno.
La parete è all’aperto, l’ho sempre tenuta coperta con un telo anellato sul retro, piegata in avanti; un paio di volte è successo che si è rotto il telo e non me ne sono accorto, quindi ha preso un po’ d’umido, ma il legno è ancora in ottimo stato, robustissimo nonostante i quasi 5 anni di età.

Inserisco qualche foto scattata stamattina, purtroppo quando costruisco qualcosa difficilmente ho la testa per fare foto, allora infatti non ne scattai nemmeno una.

Il boulder “eretto” (90°).

 

 

Profilo sinistro.

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DRUNK CHAIR (LA SEDIA UBRIACA)

Dopo un po’ di letargo serviva qualcosa di materiale per creare qualcos’altro di virtuale.

Le opere fatte recuperando botti, caratelli in legno e simili mi hanno sempre affascinato, da quando “il mi babbo” (l’ho scritto così per far sorridere i lettori del meridione) si fece un mobiletto per la TV e un piano bar, avrò avuto nemmeno dieci anni. Inserisco due foto fatte al volo per rendere l’idea.

Poi, a parte qualche caratello per il vinsanto che avevo in soffitta sui quali tengo alcuni vasi, lo scorso anno ho recuperato una barrique (altro…)

RIFUGIO FONTANELLE – PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI

Rieccomi con un’uscita di gruppo presso un altro rifugio, in una zona a me nuova, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Ritrovo di Venerdì sera, cena, pianificazione itinerario con i consigli di Mauro, uno dei gestori del rifugio “Le Fontanelle”, che successivamente ci guida attraverso la buia abetaia vicino alla costruzione, per arrivare su di una suggestiva terrazza che si affaccia sulla vasta vallata, illuminata dalla splendente luna ad un giorno dalla massima “rotondità”, che grazie alla velatura a sprazzi del cielo ci regala una bellissima aura; poche ore dopo ci sarebbe stata un’eclissi penombrale. Un ghiro ci fa compagnia scorrazzando tra le fronde ormai quasi spoglie. E’ l’ora di andare a letto, impaziente per “l’esplorazione” del giorno successivo.

Il Sabato mattina mi alzo per primo, colazione, ultimi preparativi e appena arrivati gli alti compagni di avventura partiamo per un giro ad anello che passa sul monte Falco e sul Falterona, tre ore stimate, ma ho già il presentimento che ci metteremo mooooolto di più, in quanto il magnifico paesaggio rapisce fino a far perdere la cognizione del tempo.

Da subito troviamo un ambiente che promette bene, è la stagione dei funghi, e se sei in compagnia di qualcuno che ci capisce parecchio tipo l’amico Paolo, ad ogni passo apprendi nozioni interessanti, facendo domande a mo’ di allegra scolaresca.

Mi porto un po’ fuori sentiero e trovo un mazzetto di funghetti sul tronco di un faggio, meravigliosamente ricoperto di licheni, così mi fermo per qualche foto e già il gruppo si allontana un po’.

Rimonto a fatica sul gruppo, che si è allontanato in salita, ma quando li ho quasi ripresi vedo a valle del sentiero un bel gruppo di curiosi cerchi illuminati dal sole di fronte a me, così scendo e capisco da subito che li avrei “definitivamente persi”, cercando di immortalare al meglio la scena. Tiro fuori l’attrezzatura e dopo vari tentativi arrivo alla conclusione che due dei miei flash sono praticamente inutilizzabili (non sto a spiegare i perché), così mi arrangio con l’unico funzionante ed un pannello riflettente, immortalando parte della copiosa “fungata”.

… e poi cercando “qualcosa di più”, ottengo un’immagine abbastanza suggestiva.

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SALAMANDRINA DEL TORRENTE CARFALO

La scorsa domenica si è svolta l’escursione presso l’ANPIL (Area Naturale Protetta di Interesse Locale) “Alta Valle del Torrente Carfalo”, a cura dell’Ecoistituto delle Cerbaie. Inserisco la foto della cartina dell’area, consegnata ai partecipanti per l’occasione:

Un bel gruppo eterogeneo, costituito da 48 persone, come al solito entusiasta e voglioso di “esplorare” il nostro bellissimo territorio attivamente, apprendendo sempre cose interessanti dalle preparatissime guide. Personalmente ero incuriosito per l’ambiente a me nuovo e il probabile incontro con esemplari di Salamandrina perspicillata, comunemente chiamata “salamandrina dagli occhiali”, anfibio endemico dell’Italia.

Purtroppo non ho fatto foto durate la lunga ed interessante spiegazione iniziale alle porte dell’area; la prima sosta è stata alla sorgente di acqua gassata, che presenta una leggera frizzantezza, si narra che abbia effetti benefici sull’organismo, anche se non è ufficialmente riconosciuta la potabilità.

Di seguito una foto della ripida scalinata (in alto) realizzata per accedere alla sorgente di fianco al torrente Carfalo:

Dopo la sosta si riparte risalendo l’alveo, molto selvaggio, scavato dalle acque nella friabile roccia arenaria:

Il punto di interesse successivo è il “Botro di Redine”, dove un affluente ha formato uno scivolo ondeggiante:

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Si continua tra scorci suggestivi:

Fino ad arrivare ad un ampio spazio sovrastato da un’imponente parete levigata:

Presso il successivo pannello descrittivo eccola, è lei, la minuscola preziosità:

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         … e qui mi ci son perso per un po’, sbizzarrendomi con la macchina fotografica:

Posa non troppo elegante, che però mette in mostra la caratteristica colorazione ventrale di questo fantastico animale:

Ravvicinata:

Infine una deviazione d’obbligo alla scoperta del tasso monumentale dell’Alta Valle del Torrente Carfalo, albero secolare con il fusto che si avvicina al metro di diametro, bellissimo:

Bellissima mattinata, in un posto incantevole che merita di essere rispettato e salvaguardato; “tanto di cappello” alle associazioni che se ne stanno occupando con ottimi risultati.

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