BOULDER INCLINABILE

Qualche anno fa ero abbastanza attivo riguardo ad “attività montane”, tra le quali speleologia, torrentismo e arrampicata, inoltre frequentavo spesso una palestra attrezzata in zona; unendo la passione per la roccia a quella per il “fai da te” decisi di costruirmi una parete inclinabile da allenamento, anche se poi alla fine l’avrò usata quattro o cinque volte, infatti fu più la voglia di realizzarla che la necesstà di per sé.
Nell’Aprile 2009 mi decisi a farmi un regalo di compleano particolare, progettando questo attrezzo nei minimi dettagli, facendo ricerche sui materiali e cercando altre realizzazioni sul web. Poi l’azione: due basi in cemento, telaio in tubolare di ferro completamente imbullonato, senza saldature, pannelli di multistrato che avrei potuto lasciare “a legno”, ma volli fare di più cercando di dare una ruvidità ed un colore più naturali, fallendo, grazie ad una resina di scarsa qualità almeno per le mie necessità.
La superficie misura 2,40 m di larghezza e 3,60 di altezza, con pendenza regolabile da 90° a 180°, 350 fori già attrezzati con ragni (inserti filettati per avvitare le prese), più di 50 prese in resina artigianali sempre autoprodotte prevalentemente di piccole dimensioni, 8 piastrine su due verticali per simulare “moschettonaggio” e possibilità di fare autosicura con corda o farsi assistere da un compagno, winch per regolare la pendenza tramite due cavi d’acciaio da 500kg l’uno, due cavi di sicurezza da 1000 kg l’uno.
La parete è all’aperto, l’ho sempre tenuta coperta con un telo anellato sul retro, piegata in avanti; un paio di volte è successo che si è rotto il telo e non me ne sono accorto, quindi ha preso un po’ d’umido, ma il legno è ancora in ottimo stato, robustissimo nonostante i quasi 5 anni di età.

Inserisco qualche foto scattata stamattina, purtroppo quando costruisco qualcosa difficilmente ho la testa per fare foto, allora infatti non ne scattai nemmeno una.

Il boulder “eretto” (90°).

 

 

Profilo sinistro.

 

 

Telaio fisso (con tiranti rigidi fissati all’interno del fabbricato) e meccanismo per l’inclinazione (regolo, tubo da acqua e sandali non fanno parte dell’oggetto 🙂 ).

Inclinato a circa 120°. Il retro: bordo sporgente e stondato con ottimo grip per dulfer. Le basi. In basso c’è un po’ di umidità perché il vento aveva alzato il telo protettivo. Un pochina di ruggine superficile dopo 5 anni ci vuole 🙂

Particolare: attacco cavo inclinazione su anelli in acciaio, cavo sicurezza intorno al telaio.

Le due “soste” con maglie rapide certificate.

Particolare: piastrina intermedia, presa di medie dimensioni e l’unico punto dove il multistrato si è sfogliato superficialmente per l’umidità, comunque ancora robustissimo.

Era tantissimo che volevo descrivere pubblicamente questo lavoro, alla fine mi sono deciso perché intenzionato a venderlo per bisogno di spazio, perché mi dispiace vederlo lì inutilizzato ed anche per recuperare almeno i soldi dei materiali, da spendere in nuove passioni che ormai hanno preso il sopravvento.

Se qualcuno fosse interessato commenti l’articolo qui sotto, oppure cerchi “Eternature” su Facebook.

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