RIFUGIO FONTANELLE – PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI

Rieccomi con un’uscita di gruppo presso un altro rifugio, in una zona a me nuova, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Ritrovo di Venerdì sera, cena, pianificazione itinerario con i consigli di Mauro, uno dei gestori del rifugio “Le Fontanelle”, che successivamente ci guida attraverso la buia abetaia vicino alla costruzione, per arrivare su di una suggestiva terrazza che si affaccia sulla vasta vallata, illuminata dalla splendente luna ad un giorno dalla massima “rotondità”, che grazie alla velatura a sprazzi del cielo ci regala una bellissima aura; poche ore dopo ci sarebbe stata un’eclissi penombrale. Un ghiro ci fa compagnia scorrazzando tra le fronde ormai quasi spoglie. E’ l’ora di andare a letto, impaziente per “l’esplorazione” del giorno successivo.

Il Sabato mattina mi alzo per primo, colazione, ultimi preparativi e appena arrivati gli alti compagni di avventura partiamo per un giro ad anello che passa sul monte Falco e sul Falterona, tre ore stimate, ma ho già il presentimento che ci metteremo mooooolto di più, in quanto il magnifico paesaggio rapisce fino a far perdere la cognizione del tempo.

Da subito troviamo un ambiente che promette bene, è la stagione dei funghi, e se sei in compagnia di qualcuno che ci capisce parecchio tipo l’amico Paolo, ad ogni passo apprendi nozioni interessanti, facendo domande a mo’ di allegra scolaresca.

Mi porto un po’ fuori sentiero e trovo un mazzetto di funghetti sul tronco di un faggio, meravigliosamente ricoperto di licheni, così mi fermo per qualche foto e già il gruppo si allontana un po’.

Rimonto a fatica sul gruppo, che si è allontanato in salita, ma quando li ho quasi ripresi vedo a valle del sentiero un bel gruppo di curiosi cerchi illuminati dal sole di fronte a me, così scendo e capisco da subito che li avrei “definitivamente persi”, cercando di immortalare al meglio la scena. Tiro fuori l’attrezzatura e dopo vari tentativi arrivo alla conclusione che due dei miei flash sono praticamente inutilizzabili (non sto a spiegare i perché), così mi arrangio con l’unico funzionante ed un pannello riflettente, immortalando parte della copiosa “fungata”.

… e poi cercando “qualcosa di più”, ottengo un’immagine abbastanza suggestiva.

Proseguo da solo, arrivando in cima ad una specie di altopiano popolato da soli faggi, un posto da favola.

Uno sguardo in alto, due interpretazioni di quello che mi è apparso.

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Più avanti due faggi “siamesi” sembrano essersi fatti spazio intorno.

Poco distanti questi due curiosi oggetti, uno riporta distanze, gradi ecc..

Poi ritrovo Linda che mi aspetta in un piazzaletto dove la strada carrabile si interrompe, e vedo un pannello descrittivo, dove viene spiegato che quegli oggetti di poco prima fanno parte di un esperimento, con il quale si studiano le caratteristiche della schermatura arborea per i segnali dei satelliti.

Salendo lungo il sentiero per il Monte Falco pochi soggetti micologici… e anche piccoli.

Una bellissima fonte “antica”, probabilmente ristrutturata in epoca recente.

Man mano che saliamo il cielo si fa sempre più velato, mentre dal basso salgono nebbie dense; vicino ad un gruppetto di Amanita muscaria ormai “trapassati”, trovo questo gruppetto tonico di funghi, affacciati sulla vallata ormai sommersa dal vapore acqueo.

Crocevia, il sentiero si inerpica portandoci rapidamente alla vetta.

… dove non mi sono azzardato a fare foto all’ambiente per la “poca” visibilità, ma solo una ad un minuscolo fungo tra tanti ormai morenti.

Scendendo a valle documento una bellissima, particolare fungata,  tra i muschi che coprono la base di un grosso faggio.

La luce ormai non è il massimo per immortalare il paesaggio, ma i colori dell’autunno si fanno comunque rispettare.

Una variante astratta, non è il mio genere e si nota particolarmente.

Arriviamo al rifugio ormai a buio, ma  senza essere costretti ad usare le torce, o meglio, non le ho volute usare, ma effettivamente a quest’ora iniziano ad essere utili nell’ultimo tratto popolato da fitti abeti.I nostri compagni ormai ci avevano dimenticato credo (ironico, spero), alcuni già se ne sono andati, atri si sono appena aggiunti al gruppo, già tutti “in abito da sera” e pronti per la cena “autoassemblata”, grande mangiata, che non mi sono gustato appieno a causa della pesante stanchezza che sale, esausto per la camminata, complice lo “zainetto” fotografico da quindici chili; mi si chiudono gli occhi, vado dieci minuti sul letto, cosciente che quasi sicuramente mi alzerò direttamente domattina, facendo come al solito la figura dell’asociale, ma più che altro dimenticandomi di dare il mio materassino gonfiabile a Paolo, che alla fine si adatta con il suo “dormiben” sul pavimento, perché tutti i letti ormai erano occupati.

La Domenica mattina NON mi alzo per primo, anzi… Faccio colazione e riduco il bagaglio, anche se già ho deciso di rimanere in zona con Paolo, Pino, Mauro e pochi altri, mentre il resto del gruppo si appresta a fare un itinerario ad anello più a valle, dove in questo periodo è più probabile incontrare qualche animale. Paolo mi segnala subito soggetti micologici, altri glie li segnalo io anche se non so mai di cosa si tratta, a parte per quanto riguarda il mio obiettivo principale, l’Amanita muscaria, considerata da molti “La Regina”. Senza soffermarmi troppo la trovo quasi subito, un bellissimo esemplare rovinato solo in parte, ma cercando l’inquadratura ottimale elimino il “problema” e riesco allo stesso tempo a dare importanza anche agli imponenti abeti.

Una foto a mio parere poco riuscita (non mi soffermo sui perché), ma la inserisco ugualmente.

La rottura del grosso ramo di un abete colonizzata da sgargianti funghi.

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Due piccoli funghi commestibili (che abbiamo “risparmiato” sebbene “di misura”), su un bellissimo sfondo.

Due funghi abbastanza particolari che sicuramente non avevo mai incontrato, segnalatimi da Paolo.

E’ l’ora di pranzo, torniamo al vicino rifugio e ci mettiamo a tavola chiacchierando degli incontri fatti durante la mattinata, ma ormai sto già studiando ad una foto da fare nel pomeriggio prima di tornare a casa. Caffè e via, le spore chiamano. Avevo notato lungo la strada delle vesce (credo che al plurale si scriva senza “i”) maturissime, funghi che quando pronti si aprono all’apice, diffondendo le spore alla minima sollecitazione; piazzo il flash per illuminare la “sporata”, macchina sul cavalletto, telecomando, bastoncino per la sollecitazione (tecnica sviluppata la scorsa estate per immortalare il polline della graminacee), e… tac!… tac!… tac! tac! tac! tactactactactac… No so quante ne ho fatte, ma alla fine tre o quattro “soffi” decenti l’ho beccati. Inserisco lo scatto del soffio “perfetto” e quello più suggestivo, fiabesco direi.

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Infine ci siamo ritrovati tutti per il rituale della foto di gruppo, per la quale mi sono pentito molto di aver fatto mettere tutti sulla sinistra invece che sulla destra, ma tenendo conto che ne ho anche una senza persone, e che ho Photoshop…

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4 thoughts on “RIFUGIO FONTANELLE – PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI

  1. Molto belle le foto, complimenti. Il Parco delle Foreste Casentinesi è splendido per le camminate e le foto. Forse conosci già, nel cuore del parco “La Lama” arrivandoci dal sentiero 227 degli scalandrini. E’ molto suggestivo come sentiero.

  2. Vedo che la qualità degli scatti aumenta sempre di più, il posto dove sei stato è a dir poco magnifico, la faggeta è superba e poco prima del passo Fangacci ci sono gli abeti bianchi che donano alla foresta un’aspetto quasi incantato… io ci sono stato per la prima volta in occasione di una corsa ciclistica, con la bici da strada ho percorso il passo fangacci e l’eremo mentre piovigginava e una leggera nebbia confondeva i rami della faggeta con le nubi del cielo… subito mi innamorai di queste foreste! Jerry, dovresti vedere che spettacolo quando c’è la neve!
    Complimenti.

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