FINE SETTIMANA AL RIFUGIO CANNOVA (FI)

Un po’ di tempo fa sono stato invitato a passare un fine settimana di metà Luglio presso il rifugio Cannova, sull’Appennino tosco-emiliano. Non ho subito accettato, ma ho sempre saputo che se fossi andato avrei certamente trovato ottimi soggetti da fotografare, oltre al clima piacevole e persone con le quali condividere le mie passioni; alla fine ho fatto lo zaino e via.

La prima sera, il Venerdì, ormai a “buietto”, sono venuti a prenderci alla sbarra del rifugio i nuovi amici con la jeep, per superare agevolmente il lungo tratto di strada disconnessa; parlavano tra loro di un capriolo bianco… forse era quella di Battiato… “Eccolo!!!!”, e ci passarono davanti due caprioli in corsa, il secondo era bianco come il latte bianco. Arrivati su: presentazioni, ottima cena, passeggiata per prati e bosco lì intorno, dove abbiamo trovato altri caprioli ed ascoltato canti di rapaci notturni.

Il giorno successivo siamo partiti tutti insieme per un giro ad anello da tre ore approssimative, ovviamente ci abbiamo messo molto di più, tra soste, foto, deviazioni ecc., proprio come piace a me.

Ecco il primo soggetto “disponibile”, una Melanargia galathea lungo il sentiero CAI:

Molto disponibile:

Disponibilissima:

Alla fine, forse scocciata, cerca calore per scaldare la linfa e spiccare il volo, mostrandomi anche il lato A:

Poi arriva “un’amichetta” con sopra un evidentissimo acaro parassita:

Lungo il sentiero è un susseguirsi di “aiuole” fiorite, decine di specie di piante che ospitano insetti di ogni tipo:

Poi, ai margini di una fitta e buia abetaia un odore di carcassa marcia si fa sempre più pungente, ma di carcassa non si tratta, bensì funghi vivi e vegeti all’apice della propria maturazione, due Phallus impudicus perfetti che sfruttano la propria essenza per attrarre insetti necrofagi o in cerca di un luogo adatto alla deposizione, che poi spargeranno le loro spore:

… per poi passare a boschi bellissimi di faggio, abbarbicati a rocce in bilico, lastre di calcare spezzate nei millenni dalle intemperie, e l’uomo (in questo caso donna), che ne approfitta durante il proprio fulmineo passaggio:

Si sale, usciti dal bosco ci fermiamo per goderci il meraviglioso panorama (anche se un po’offuscato dall’umidità) e fare un veloce spuntino; scovato un sempre gradevole soggetto provo a fare una foto di insieme, il bellissimo cielo in controluce viene totalmente bianco, ma fortunatamente mi vengono in mente i filtri GND che mi porto dietro da un po’ di tempo senza averli mai provati. Ecco qua, sicuramente si poteva fare molto meglio, ma per soddisfarmi è bastata:

Si scende di nuovo, bel panorama anche se c’è foschia, non ho montato i filtri perché avevo già un bel distacco dal gruppo. In primo piano una pianta di cardo selvatico con fiori ancora “lontani” dal massimo splendore, ma molto affascinanti comunque:

Tornati a valle risaliamo il torrente Rovigo lungo un sentiero CAI; ambiente molto molto affascinante:

Alla sera maga “pizzata” al rifugio, abbiamo approfittato alla grande del meraviglioso forno a legna producendo ottime pizze, focacce e cecina.

Dopo cena parto per cercare di scoprire chi faceva un determinato strano verso la sera prima nel sotto tetto, ma prima di arrivare dove l’avevo sentito noto un’ombra sulla finestra della cucina, mi volto e c’è un ghiro che mi guarda, senza scappare, così vado a prendere la macchina fotografica e il flash e gli faccio un “servizio completo”, approfittando del fatto che la mia presenza molto ravvicinata sembrava non turbarlo minimamente:

Dopo poco arriva anche “l’amichetto”:

Anche “di rovescio”:

Il mattino seguente mi alzo moooolto presto e senza colazione scappo subito verso un prato segnalatomi dal “Giovanepetrolo” la sera prima, a due passi dal rifugio. Posatoi a go go, prevalentemente Anacamptis pyramidalis, ma di farfalle nemmeno una squama, ho spulciato tutto: nei cespugli, sotto l’erba schiacciata dalla rugiada, sotto le foglie di tutti gli alberi ai bordi del prato, nulla, poi torno a prendere un bombo che avevo notato più a monte e lo metto sul posatoio cercando lo sfondo ottimale (senza tagliare o spostare nemmeno un filo d’erba), dopo qualche scatto un dittero entra nell’inquadratura e ce la faccio a scattare appena in linea con la messa a fuoco:

Ma, anche se in entrambe ho toppato l’illuminazione per i fiori a fuoco, mi piace di più questa:

Dopo qualche altro scatto rientro alla base ormai rassegnato, una colazione e via, verso l’ignoto, ma scorrazzando a vanvera qua e la; il primo soggetto interessante è stato questo Araneus diademato, a destra un particolare colto con lente addizionale:

Sulla sinistra un enorme biancospino:

Poi lungo una striscia di pascolo circondata da bosco, tra felci e ginestre trovo un bell’esemplare di Orobanche sp.:

Una farfalla morta su un rametto? No, in realtà sta deponendo, spettacolo mai visto:

Le uova piazzate una ad una:

Cephalantera rubra sul sentiero lungo un “taglio naturale” della roccia:

Neotinea ustulata a valle sullo stesso sentiero:

Infine la foto rituale del gruppone, grazie a tutti, piacevolissimo fine settimana:

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