“Different Twins” (wet and dry)

In italiano “gemelli diversi”, se vi viene in mente un gruppo “musicale” italiano dimenticatelo, personalmente preferisco pensare alla canzone “Pressure” di “Dr. Israel” (enormemente superiore).

Da qualche anno conservavo due vecchie ruote di carro ormai distrutte dal tempo, tutti mi dicevano “buttiamole, ma che te ne fai?”, “vedrai che prima o poi qualcosa ci fo'”, rispondevo.

Lo scorso anno ho ripulito i battistrada fatti di solido ferro dal legno ormai marcio anche se sempre molto duro in certi punti, successivamente li ho usati per spostare un grosso tronco di cipresso stimato sui 300-400 chili, infilandoli alle due estremità e ruotandoli hanno avuto la funzione di “demoltiplicatori” di forza, permettendo di rotolare il “legnetto” per una trentina di metri in salita in sole due persone.

Vecchie bigonce in legno, questo è stato a darmi l’idea, quindi ho tagliato i cerchi, sagomato ed avvitato tavole da carpenteria in legno di abete, saldato dietro una piattina di ferro di sostegno, avvitato il piano, fatti gli scarichi, dato impermeabilizzante per alimenti all’interno ed impregnante all’esterno e… “vualà”! Due fioriere apparentemente identiche, diverse nella capacità del contenitore, colore esterno e funzione, ma la forma è identica, addirittura mi sono venute storte uguali, sebbene abbia adottato due metodi di montaggio diversi. Le dimensioni della vasca sono 100×50 cm circa, profonde rispettivamente 8-18 cm la “carnivora” e circa 20-35 la “cactofila”, entrambe alte da terra 90 cm complessivi, più o meno.

Inserisco le foto generiche di entrambe a confronto, successivamente le specifiche, poi quelle “dell’idrofioriera” per le carnivore, infine quella dedicata ai cactus.

 

Apparentemente uguali, anche nel male.

Idrofioriera per carnivore con tubo di troppo pieno, serve a mantenere l’acqua ad un certo livello nel substrato, possibile la rimozione per il periodo di riposo vegetativo, quando un ristagno idrico potrebbe essere nocivo.

il retro

 

Vasca per cactus, molto più profonda, con pendenza verso il posteriore e tre grossi buchi per il drenaggio e soprattutto per l’areazione del substrato.

il retro

 

Allestimento idrofioriera:

Inizialmente ho posizionato sul fondo una rete metallica plastificata dopo aver isolato il metallo sui tagli con colla a caldo, ho sovrapposto della zanzariera per favorire lo scorrimento del’acqua, posizionato la protezione del troppo pieno e del punto di immissione acqua all’angolo opposto, i primi vasi, e ho iniziato a modellare delle vasche per vasetti che usano nei vivai, quelle sottili, ma solo dopo averle sciacquate per bene in modo da togliere eventuali concimi nocivi per le carnivore, questi contenitori creano nel substrato spazi vuoti che aumentano la riserva idrica nell’idrofioriera.

Ecco fatto, anche il lavoro più noioso è finito, non resta altro che sistemare la perlite sul fondo, poi prlite mista a torba, successivamente torba e basta per un effetto visivo più naturale, infine qualche ciuffetto di sfagno nella speranza ce colonizzi gran parte della vasca.

 

 

Lavoro ultimato! Ancora le piante non sono partite se non per qualche fiore appena sbucato, ma credo che tra un paio di mesi sarà uno spettacolo. Ci sono otto Sarracenia, una Drosera e una Dionea.

 

I cactus. Le rocce a coprire il substrato non mi convincono molto, ma ho dovuto mettere quello che avevo a disposizione per non far spazzare il leggero substrato dal vento.

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