ELBAlancing, scoperta dello “Stone Balancing” la scorsa estate all’Isola d’Elba

Ciao! Ormai è quasi un anno che ho inaugurato questo mio blog, spesso ci penso, a volte mi viene ricordato e vengo spinto a postare di nuovo qualcosa, quindi oggi, giornata assai uggiosa tipicamente invernale, mi sono deciso a pubblicare di nuovo qualcosa.

Continuo da dove ero rimasto, ovvero ad Agosto, descrivendo una “scoperta” fatta casualmente all’Isola d’Elba: in queste vacanze ho soprattutto pescato e fatto vita di mare, a differenza dello scorso anno che nello stesso posto ho fatto vita di montagna, arrampicando e facendo escursioni nell’entroterra, qui il link dell’articolo.

Alzandomi sempre presto al mattino, cinque cinque e mezza al massimo, dovevo assolutamente “reggere” fino a pranzo senza addormentarmi, avendo constatato i primi giorni che rischiavo di “perdere” il pasto scombussolandomi tutta la giornata. Le due ore prima di pranzo sono estremamente torride, quindi, o me ne stavo in acqua o almeno in prossimità di essa. Un giorno, fuori dall’acqua, iniziai a giocherellare con le rocce mettendole in equilibrio l’una sull’altra, dopo poco iniziavano a soffermarsi i primi bagnanti di passaggio ma non ci facevo molto caso, poi qualcuno fotografava i sassi e mi chiedeva se l’avevo “fatti” io… Di seguito il “lavoro” di quella mattina. (foto di mia cugina Giulia)

Incuriosito dal comportamento di questi sconosciuti, arrivato a casa cercai subito qualcosa a riguardo su web, in quanto mi pareva strano di aver “inventato” qualcosa che piacesse alla gente; “Stone Balancing”, alla lettera “bilanciando pietra”, disciplina diffusa in Italia e all’estero, la descrizione più poetica dice che bilanciando pietre si acquista equilibrio “interiore”, quella meno poetica dice che se sei paziente e fisicamente sensibile (a livello di tatto) riuscirai a farlo.

Un paio di giorni dopo mi misi a “bilanciare” in un tratto di litorale all’ombra cosparso di pietre granitiche rotondeggianti di ogni dimensione. Poco dopo arrivarono tre signore che si piazzarono proprio nella “mia” area, così chiesi loro se desse fastidio la mia attività, in quanto ogni tanto cadeva qualcosa, mosso dal vento o dalle onde, ma furono molto gentili pregandomi di rimanere; dopo un’oretta mi ha detto mia cugina che avevano già dato i nomi a tutte le “opere”: pellicano, cormorano, oca… Iniziavano a fermarsi altre persone, a coppie, a gruppi, molti facevano foto, ad un certo punto avevo intorno una ventina di persone. Quando c’erano bimbi incustoditi li marcavo “a uomo” per paura che gli cadesse qualcosa sui piedi, alcuni pezzi pesavano diverse decine di chili. Nel pomeriggio “incrociai” una famiglia, il ragazzo adolescente era mortificato nei confronti del padre (che probabilmente l’aveva sgridato) e gli spiegava: “li ho appena toccati, non credevo fossero così instabili, non ho avuto modo di rimetterli a posto” (nelle didascalie specificherò qual’era “l’opera”). Ridevo da solo come un idiota. Di seguito le foto scattate da mia cugina.

Subito una villeggiante entusiasta

La “compo”: quattro elementi, sotto granito e sopra arenaria

il sassone a sinistra aveva una stratificazione nera spettacolare

anche se semplice, una delle mie preferite, molto precaria anche se non sembra

tre inclusioni, una bianca e due nere

bellissimo bilanciamento “asimmetrico”

panoramica, bel bilanciamento in primo piano ma soprattutto ottima luce

il pellicano, non facile

il più semplice e difficile da realizzre allo stesso tempo, quello che il ragazzo aveva buttato giù

il più grosso: il sasso più grande sarà stato almeno 80/100 chili, issarlo da solo è stata un’impresa, bilanciarlo già più facile

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